
Interpretare correttamente la crescita dei bambini
Partiamo da questo presupposto, che a volte anche i pediatri fanno fatica ad accettare, anche i bambini possono crescere in corpi molto diversi tra loro e l’obiettivo non dev’essere che tutti crescano sul 50° percentile, ma che ognuno segua la propria traiettoria di crescita restando negli intervalli idonei.
Alcuni bambini nascono naturalmente più grandi e di conseguenza tutta la loro crescita sarà spostata verso livelli più elevati. Ma se questo non viene considerato, si fa una diagnosi di sovrappeso e la sua crescita sarà considerata anormale con conseguente raccomandazione di perdita di peso.
E’ un aspetto da non sottovalutare perchè se un professionista fa una diagnosi di sovrappeso, i genitori e il bambino stesso, inizieranno a percepirlo come tale.
Una dieta di dimagrimento, rende il bambino preoccupato di non poter aver il cibo che desidera, inizia a vedersi come grasso, a disagio nel suo corpo e a disagio nei confronti dei suoi compagni. Questo può portare all’effetto opposto, cioè spingere ancor più il bambino a desiderare il cibo e quindi a mangiare di più, anche di nascosto, con probabile aumento di peso!
Il rapporto con il cibo

Inoltre la restrizione e il divieto di alcuni cibi possono avere degli effetti negativi sul rapporto con il cibo, che può mantenersi fino all’età adulta. Un’alimentazione restrittiva induce il bambino a mangiare per stress e frustrazione, tristezza e rabbia, conferendo al cibo un’emozione negativa; un approccio che si può protrarre fino all’età adulta se i genitori non accolgono queste emozioni e trovano soluzioni appropriate.
Ancor più a rischio sono i ragazzi, spinti dai canoni estetici dei social media, dai paragoni con amici e amiche, dall’atteggiamneto di genitori che puntano ad un’alimentazione, a volte eccessivamente, sana. Glu studi scientifici condotti tra i ragazzi, hanno dimostrato che le diete in adolescenza portano ad un aumento delle abbuffate e una tendenza a consumare di meno la colazione, ma ad un aumento di peso, e aumentano il rischio di insorgenza di un disturbo alimentare.
Quindi, cosa fare?
- non mettere a dieta il bambino, non eliminare nessun alimento preferito
- rivedere e migliorare le abitudini alimentari di tutta la famiglia, impostando un menù sano con le dovute eccezioni settimanali
- educare al senso di sazietà, migliorare la percezione del corpo del bambino: “la tua pancia è piena?”
- migliorare il momento del pasto, togliendo distrazioni di TV e tablet, creare un ambiente sereno di condivisione del pasto (parlare di come è andata la giornata, confrontarsi su quanto accaduto o su qualche notizia)
- migliorare la masticazione: bisogna mangiare lentamente, assaporando e gustando ogni boccone, più si mangia lentamente più aumenta la percezione di sazientà; “ti piace questa pietanza?” “è abbastanza condita?”
- se ci sono dei momenti critici in cui il bambino ha fame, ad esempio al rientro da scuola, preparare in anticipo una merenda sana e saziante, come un panino al pomodoro o un panino con burro e marmellata
- se il bambino chiede più volte cibo nell’arco della giornata, probabilmente la ricerca del cibo è indotta da qualche sentimento come la noia, la stanchezza, la ricerca di attenzione. E’ importante farglielo notare e capire con lui qual è l’emozione predominante. “sei annoiato? facciamo un gioco insieme, non si mangia per noia!”
- ridurre la sedentarietà e puntare all’attività fisica, non necessariamente con l’iscrizione a corsi o palestre, ma semplicemente stando più tempo all’area aperta, proponendo giochi di squadra o passeggiare con palla, bici, monopattino.

Conclusione
Una dieta restrittiva può generare conseguenze negative, compromettendo la salute fisica e mentale dei bambini, e influenzando la loro relazione con il cibo. Al contrario, un approccio più flessibile basato su un’alimentazione varia può favorire una relazione positiva con il cibo, promuovendo il benessere generale del bambino.
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